“If Cézanne had lived in Nuoro, he would have painted Punta Su Cusidore.”
Così, Johannes, John, Giovanni, o Juvanne, mi spiegava il third conditional nella casetta al centro di Nuoro alla fine degli anni ‘90, in un modo che non avrei più dimenticato.
E i tre verbi to take, to carry e to bring trovavano una corrispondenza perfetta in pihare, juhere e vatire, mentre mi si aprivano le porte della percezione dei testi di David Bowie, con la difficoltà aumentata dal fruscio delle musicassette.
In quelle lezioni serali, che si tenevano dopo giornate interminabili passate a guidare, lavorare e studiare, era difficile non cedere alla tentazione di tornare a casa e stramazzare, ma lui riusciva a tirare fuori ancora qualcosa dalla mia stanchezza. La mia ora di inglese - che insisteva fosse retribuita comunque in misura non superiore al costo del menù nella sua fidata trattoria - scivolava verso le due ore, mentre ormai manifestavo la mia impossibilità di concentrarmi oltre, dapprima raccogliendo penne e quaderni, poi retrocedendo verso la porta, e lui, impietoso, non disperava di riuscire ad accrescere il mio scarno vocabolario.
In una occasione parlavamo del Diario di Anna Frank, gli raccontavo di averlo letto più di una volta da ragazzina e di come, più tardi, fossi rimasta profondamente toccata dalla visita alla casa-nascondiglio, nella sua Amsterdam; lui andò nell’angolo in cui teneva i libri e mi regalò la sua copia in inglese.
Uno spirito talmente originale, complesso, colto, curioso, generoso, realmente anticonvenzionale non poteva non imbattersi in mio padre, e diventarne amico, appena arrivato ad Oliena negli anni ’80, dopo aver chiuso in un cassetto gli studi in ingegneria, viaggiato tanto ed essersi fatto incantare da quel pezzetto di Sardegna, a testimoniare con i fatti che non sono i beni materiali la sostanza di cui è fatta la vita.
Ricordo più di tutto che lo si poteva incontrare ovunque, in sella alla sua bicicletta, ed era sempre bello sorridergli, salutarlo e riceverne parole lontane dai convenevoli.
Mi rincresce moltissimo che non sia più capitato di incrociarlo le poche volte in cui sono tornata in zona, di non aver saputo della sua malattia né del suo congedo. Come usava lui, mi avvicinerò a salutarlo un giorno e poi berrò un calice di vino rosso in suo ricordo, guardando quel versante della montagna.